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    Maternità e lavoro, è possibile conciliare le due cose?

    Ciao, cara lettrice e caro lettore

     

    Sono Giusy, la mamma di Andrea, uno scalmanante bambino che frequenta il nido per metà giornata dalle nove alle tredici circa poiché in questo arco di tempo sono a lavoro.

    Inizialmente ero un po’ spaventata, lasciarlo al nido lo sentivo come se fosse una sorta di abbandono.

    Il bambino sembra essersi ambientato abbastanza bene, i miei dubbi sono nati da quando avverto una specie di distacco del piccino nei miei confronti. Non piange neanche più, quando lo accompagno!

    E se ce l’avesse con me per averlo mandato al nido troppo presto? Mi son chiesta.

     

    E se dovessi lasciare anche il lavoro per occuparmi h24 del mio bambino?

     

    Poi penso che, purtroppo, ho conosciuto molte mamme che hanno lasciato il proprio lavoro nell'illusione di potere così svolgere meglio i loro compiti materni.

    E quasi tutte, chi prima e chi dopo, sono finite con il per farla pagare ai figli una volta cresciuti. Segnale che si erano pentite enormemente di questa rinuncia.

    È così che partono scenate come “Con tutto quello che ho fatto per te mi ripaghi così?” oppure “perché mi devi deludere sempre?” e, di conseguenza, si perde un sereno rapporto con i figli che vengono visti solamente come “ingrati”.

    E parlo per esperienza personale, dato che mia madre non ha realizzato i suoi sogni lavorativi per occuparsi solo e soltanto della famiglia.

    Inoltre, rinunciare al lavoro non vuol dire soltanto rinunciare allo stipendio, ma vuol dire soprattutto rinunciare a un ambiente che porta alla realizzazione di se stessi, porta a cambiare “aria" e a distrarsi ogni tanto, a conoscere nuovi colleghi di lavoro.

    Si tratterebbe poi della rinuncia a un certo grado di autonomia, ovvero di potere nei confronti di sé stessi, del mondo e degli altri, compreso il proprio compagno.

     

    E se riprendessi il lavoro una volta grande?

     

    Spesso è illusorio anche pensare di riprendere a lavorare una volta che i figli siano cresciuti.

    Cresciuti quanto?

    Quando andranno a scuola? No, perché avranno bisogno di aiuto per affrontare il nuovo ambiente e i nuovi compiti.

    Quando saranno adolescenti? No, perché avranno bisogno di sostegno per affrontare il periodo adolescenziale con i cambiamenti e gli sbalzi ormonali.

    Quando saranno all'università? No, con tutto quello che avranno da studiare… e così via.

    I figli avranno sempre bisogno della loro madre, ma devono averci come un valido sostegno, non come una figura che impedisce di avere i loro spazi e di crescere serenamente già da piccini.

     

    Allora come risolvo la situazione?

     

    Sono questi i momenti in cui le madri dimostrano la loro forza. Ho semplicemente capito che se mio figlio ha segni di insicurezza, devo prima di tutto avere io sicurezza, in modo da potergliela trasmettere.

    Un valido aiuto può arrivare anche dal sostegno di amici, parenti o di altre mamme.

    Poi appena si ha un minimo di tempo libero mi occupo subito di coltivare una buona relazione con lui e che ci sia un po’ di dispiacere al momento del distacco è del tutto normale, fa parte del processo di crescita.

     

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